Bici lasciate in strada e sui marciapiedi, il Comune stringe sul bike sharing: «È inciviltà»

L’assessore alla mobilità, trasporti e rapporti sindacali Emilio Robotti richiama utenti e operatori al rispetto delle regole dopo le segnalazioni sulle biciclette lasciate in strada e sui marciapiedi: flotta contingentata, foto obbligatoria a fine corsa, limiti automatici di velocità e controlli con la polizia locale

Le biciclette elettriche abbandonate sui marciapiedi, lasciate in mezzo alla strada o parcheggiate in modo da ostacolare pedoni e veicoli diventano un caso di decoro urbano e sicurezza. Dopo le segnalazioni arrivate da diversi quartieri, il Comune di Genova interviene sulla nuova fase del bike sharing cittadino, avviata dopo la dismissione dello storico servizio “Zena by Bike”, e richiama operatori e utenti al rispetto delle regole. A chiarire la linea dell’amministrazione è l’assessore alla mobilità, trasporti e rapporti sindacali Emilio Robotti, che difende il nuovo modello, ma avverte che senza senso civico il servizio rischia di trasformarsi da opportunità a problema.

Dal 30 aprile 2026 Genova ha cambiato sistema: il vecchio bike sharing comunale è stato superato da una formula fondata sulla libera iniziativa regolamentata. In pratica, gli operatori privati possono proporre il servizio, ma dentro un perimetro fissato dal Comune, con vincoli su numero dei mezzi, modalità di sosta, controlli, tecnologia di bordo e obblighi di rimozione. L’obiettivo dichiarato è evitare il sovraffollamento di biciclette e scooter elettrici nello spazio pubblico, integrando il servizio con il trasporto pubblico locale e con gli altri sistemi di mobilità cittadina.
«Il bike sharing può e deve funzionare a Genova, ma non a discapito del decoro e della sicurezza», spiega l’assessore Emilio Robotti. «Le nuove linee guida sono state pensate proprio per correggere le criticità del passato. Siamo in una fase di sperimentazione per il biennio 2026-2027 e il nostro obiettivo è chiaro: fornire un servizio efficiente, che sia un alleato di chi vive la città, non un ostacolo. Tuttavia, l’efficacia delle regole dipende anche dal senso civico degli utenti: abbandonare una bici in mezzo a una strada o su un marciapiede è un atto di inciviltà che danneggia l’intera comunità».
Il Comune sta lavorando anche sul fronte degli stalli. Le vecchie stazioni di posteggio di “Zena by Bike” saranno progressivamente riconvertite in spazi dedicati al bike sharing, mentre alcuni stalli “Kiss & buy” presenti nei municipi saranno trasformati in aree per “bike e car sharing”. Parallelamente, l’amministrazione sta portando avanti il progetto “BicIncomune”, pensato per rafforzare la ciclabilità da e verso le spiagge, anche attraverso l’installazione di nuove aree per la sosta delle bici private e dei mezzi in condivisione.
«Stiamo procedendo con la riconversione delle stazioni di posteggio di Zena bike in posteggi “bike sharing” e con la trasformazione di alcuni stalli “Kiss & buy” presenti nei municipi in posteggi “Bike e car sharing”», prosegue Emilio Robotti. «Inoltre, ci stiamo coordinando con la polizia locale e con gli operatori, ai quali sin dall’inizio inviamo segnalazioni di bici posteggiate impropriamente, per aumentare i controlli e applicare eventuali sanzioni sia agli utenti sia agli operatori. Infine, stiamo procedendo anche con il progetto “BicIncomune” per la ciclabilità da e verso le spiagge, con l’installazione di nuove aree posteggio per bici private e bike sharing».
Il tetto massimo fissato dal Comune è di 2.350 mezzi complessivi: 2.000 biciclette, tra tradizionali e a pedalata assistita, 300 scooter elettrici e 50 cargo bike a pedalata assistita. Restano invece fuori dal regolamento monopattini, segway e hoverboard. La scelta è quella di consentire lo sviluppo del servizio, ma impedire che la presenza dei mezzi in sharing si trasformi in una occupazione disordinata di strade, piazze e marciapiedi.
Tra le regole principali c’è l’obbligo, per l’utente, di fotografare il mezzo al termine del noleggio, dimostrando che sia stato lasciato in modo corretto. Se il parcheggio non rispetta le indicazioni, l’operatore non deve consentire la chiusura della corsa e può continuare ad addebitare il costo. È previsto anche un sistema automatico di limitazione della velocità attraverso il sistema di posizionamento globale: nel centro storico i mezzi devono rallentare fino a 6 chilometri orari, mentre nel resto del territorio comunale il limite è di 20 chilometri orari.
La sosta sui marciapiedi è vietata. Nel centro storico i mezzi possono essere lasciati soltanto nelle aree dedicate, mentre nel resto della città devono essere utilizzati gli spazi per moto e biciclette a bordo strada. In caso di mezzi parcheggiati in modo pericoloso o d’intralcio, gli operatori sono tenuti a intervenire in tempi rapidi per la rimozione. Il Comune punta così a responsabilizzare sia chi gestisce il servizio sia chi lo utilizza, evitando che il costo dei comportamenti scorretti ricada sull’intera collettività.
Per l’assessore Emilio Robotti, la crescita del bike sharing resta comunque un segnale positivo, perché dimostra che esiste una domanda reale di mobilità alternativa. «Il successo di questi servizi negli ultimi mesi testimonia l’ampiezza della domanda e l’importanza dell’intermodalità, che porta benefici concreti in termini di ambiente, sicurezza e riduzione del traffico», conclude. «Ricordiamoci che l’occupazione dello spazio pubblico di una bicicletta è sempre inferiore a quella di un veicolo a motore: imparare a convivere con queste diverse modalità di spostamento è un passo fondamentale per la crescita della nostra città».
In copertina: foto di Dario Di Giorgi
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